Minority
Report (fantascienza,
USA, 2002)
di Steven Spielberg
con Tom Cruise, Colin Farrell,
Samantha Morton, Max Von Sidow Sceneggiatura di Scott Frank e John Cohen liberamente tratta dall'omonimo
racconto di Philip K. Dick Fotografia di Janusz Kaminski Scenografie di Alex McDowell Musiche di John Williams Produzione Gerald R. Molen, Bonnie Curtis, Walter F. Parkes e Jan
de Bont
Durata 2h e 28'
(Fox Home Entertainment)
Sinossi.
Washington D.C., anno 2054. La polizia utilizza una tecnologia psichica
per arrestare e condannare gli assassini prima che commettano i delitti.
John Anderton (Cruise) è a capo di questa Unità di prevenzione
del Crimine e crede ciecamente in questo sistema finché un giorno
viene accusato del futuro omicidio di un uomo che non ha mai incontrato
in vita sua.
Il
regista. È Steven Spielberg, americano, classe 1946. Il cineasta
di maggior successo al mondo. Esordisce nel 1971 con Duel
(che in USA viene trasmesso in TV mentre in Europa viene distribuito nei
cinema) e si fa subito notare. Nel 1974 dirige Goldie Hawn fuggiasca per
le strade d'America in Sugarland Express. Il successo mondiale
arriva nel 1975 rappresentando la sua visione dei pericoli del mare: Lo
Squalo (1975). Ha rappresentato gli alieni come creature misteriose
e affascinanti in Incontri Ravvicinati del III tipo (1973)
e anche tenere e indifese E.T. l'Extraterrestre (1982). Negli
anni '80 insieme a George Lucas (Guerre Stellari) da vita alla trilogia
del mitico archeologo Indiana Jones che fa dell'attore protagonista
Harrison Ford una star: Indiana Jones e i predatori dell'Arca Perduta
(1980), Indiana Jones e il tempio maledetto (1984) e Indiana
Jones e l'ultima crociata (1989). Ci ha mostrato i pericoli di sfidare
la natura nel fantastico Jurassic Park (1993) e nel sequel
Il mondo perduto (1997). Sogni, ma anche realtà: razzismo
contro gli afroamericani con Il colore viola (1986) e Amistad
(1997); l'olocausto di Schlinder's List (1993, sette Oscar
tra cui miglior film e miglior regia). La sua visione del futuro: cupa in
A.I. - Intelligenza
Artificiale (2001); inquietante ma a lieto fine in Minority
Report (2002). Ci ha mostrato anche che a volte la realtà
può superare la fantasia con Prova
a prendermi (2002).
I protagonisti. Tom Cruise, americano, classe 1962. Il suo debutto su grande schermo
risale al 1981 in Taps - squilli di rivolta di John Anderton.
Nel 1983 è protagonista di Risky Business di Paul Brickman
ed uno dei Ragazzi della 56^ strada di Francis Ford Coppola.
L'anno della definitiva consacrazione è del 1986 quando decolla nei
panni del pilota d'aerei in Top Gun di Tony Scott. In seguito
scelte molto sagge unite ad una grande professionalità lo faranno
diventare uno delle + acclamate star di Hollywood: fratello di Dustin Hoffmann
in Rain Man di Barry Levinson (1989), reduce paraplegico dal
Vietnam in Nato il 4 luglio di Oliver stone (1990 sua prima
nomination all'Oscar attore protagonista), avvocato in continua lotta per
la vita in Il Socio di Sidney Pollack (1993), procuratore
sportivo in Jerry Maguire di Cameron Crowe (1996). Per ben
due volte agente speciale Ethan Hunt in Mission Impossible
1 di Brian de Palma (1996) e Mission Impossible 2
di John Woo (2000). Marito di Nicole Kidman (con la quale è stato
sposato per dieci anni) dilaniato dalla gelosia nell'ultimo capolavoro di
Stanley Kubrick Eyes Wide Shut
(1999). Uomo dal volto sfigurato in Vanilla Sky di Cameron
Crowe (2001). È anche produttore: The
Others.
Colin Farrel, irlandese, classe 1976. Si è messo in
evidenza in Tigerland di Joel Schumacher (2001). In Minority
Report interpreta l'agente David Witwer.
Samantha Morton, inglese, classe 1977. È considerata
una delle migliori newcomers britanniche. Il film che l'ha messa in evidenza
è stato Under the Skin - A fior di pelle di Carine Adler (1997).
Nel 2000 è stata una lavandaia muta amata da Sean Penn in Accordi
e disaccordi di Woody Allen e per questo ruolo ha ottenuto la prima candidatura
all'Oscar come attrice non protagonista. In Minority Report interpreta
la pre-cog Agatha.
Max Von Sydow, svedese, classe 1929. Uno dei + grandi talenti
mondiali nonché l'attore preferito dal mitico regista svedese Ingmar
Bergman sotto la cui direzione Max ha iniziato giovanissimo a recitare
nei teatri di Svezia. Da Bergman è stato anche diretto in dieci film
tra i quali Il Settimo sigillo (1957), Il posto delle
fragole (1958) e La fontana della vergine (1960) diventando
una star internazionale richiesta sia in Europa che negli Stati Uniti passando
dai film d'autore ai campioni d'incasso di Hollywood per un totale di +
di ottanta film. È stato L'Esorcista di John Frankenheimer
(1973 sua prima candidatura all'Oscar), il freddo e distinto killer dei
Tre giorni del condor di Sidney Pollack (1976), tenente nel
Deserto dei tartari di Valerio Zurlini (1976), il perverso
imperatore Ming in Flash Gordon di Mike Hodges (il film con
la colonna sonora dei Queen del 1980), tormentato artista in Hannah
e le sue sorelle di Woody Allen (1986), l'anziano padre di Pelle
alla conquista del mondo di Bille August (1988 oscar miglior film
straniero e sua seconda nomination), il commissario Moretti in Non
ho sonno di Dario Argento (2001). In Minority Report è
Lamar Burgess, capo della sezione Pre-Crimine.
Appunti
di viaggio. Philip K. Dick scrittore americano di fantascienza (1928-1982)
oltre ad essere l'autore di Minority Report uscito nel 1956,
ha anche scritto il romanzo Gli androidi sognano pecore elettriche?
del 1968 e dal quale Ridley Scott ha tratto Blade
Runner (1982) del quale lo scrittore è riuscito a vedere
solo qualche sequenza. Purtroppo un attaco di cuore lo uccide quello stesso
anno poco prima della distribuzione del capolavoro di Scott.
Nelle sue opere scritte tra gli anni '50 e '70, Dick parla del 'problema
della realtà', della sovrapposizione tra umano e artificiale, di
un cupo avvenire tecnologico e globalizzato. Tutte cose che oggi nel nuovo
millennio esistono. I libri di Philip K. Dick sono pubblicati in Italia
da Fanucci Editore. Presentato
come il film + oscuro di Steven Spielberg, fedelmente basato sull'omonimo
racconto di Philip K. Dick, che di cose oscure se ne intendeva parecchio,
dal regista di E.T. e Intelligenza
Artificiale tutti si aspettavano che Minority Report
fosse il nuovo Blade Runner.
Fortunatamente non è così per Ridley Scott la cui opera
è ancora insuperabile. Minority Report è solo
un buon film, ben fatto e avvincente, pieno di effetti speciali strabilianti
e con molta (forse troppa) azione. Del cupo racconto è rimasto
solo lo scheletro: la famigerata squadra pre-crimine che manda in galera
le persone prima che commettano l'omicidio. Dello spirito di K. Dick,
del futuro incerto della razza umana, molto + evidente in Blade
Runner e della schiavitù della tecnologia come in Matrix,
in questo film di Spielberg c'è ben poco. Nel libro la vicenda
è ambientata in una cupa New York post atomica mentre nel film
in una scintillante Washington ipertecnologica. Nel racconto di Dick il
personaggio di Anderton non è certo avvenente e atletico come Tom
Cruise. Inoltre essendo Minority Report un film da svariate
decine di milioni di dollari la giustizia alla fine trionfa mentre il
racconto non finisce male, ma rimane comunque un certo pessimismo di fondo
per il futuro dell'umanità.